mercoledì 24 dicembre 2014

DUE BACKPACKERS IN NORVEGIA!

Prendi uno zaino 40LT, prendi un amico di vecchia data, prendi tutti i buoni consigli di chi c'è già stato, prendi un volo low cost diretto nella meta che sognavi sin da piccola. Prendi cartina, penna, sito della NSB (ferrovia norvegese), qualche ostello a prezzi stracciati e qualche informazione qua e là. Prendi un KWAY, una macchina fotografica, scarpe da trekking e via: la NORVEGIA finalmente diventa realtà per i miei occhi e pane per la mia anima!

Questo è il racconto dei miei sette giorni in giro per il Paese dei Fiordi, con il mio zaino in spalla: paesaggi meravigliosi, unici, da togliere il fiato...proprio come me l'aspettavo, non una virgola in meno! Il mio itinerario, studiato a tavolino per una migliore riuscita, è stato abbastanza soddisfacente per tutte le aspettative che avevamo. Non siamo arrivati a Capo Nord, o alle isole Lofoten, purtroppo con soli sette giorni di ferie abbiamo fatto il possibile ed il risultato è stato questo: OSLO; BERGEN; ODDA (scalata su Trolltunga di 22km: il mio sogno si è avverato!); VOSS; OSLO.


Inutile dire, ahimè, che la Norvegia è uno dei più cari Paesi d'Europa, e per i viaggiatori Low Cost e Fai Da Te è un po' difficile spendere "poco" come si può fare nel resto del continente: un esempio? Prezzo medio delle sigarette 12€; caffè (rigorosamente lungo!) 5€; bottiglietta di acqua 3,50€; birra, nei supermercati 9€, nei locali 12€. Il tutto in NOK (corone norvegesi). Insomma, non è una meta proprio economy se si vuol fare un bel giro e non restare limitati ai 4/5 giorni in capitale (NB: la vera Norvegia NON è Oslo!). In compenso, i trasporti pubblici sono funzionali, puliti e puntualissimi. La gente del posto è educatissima e molto disponibile. Le temperature sono ovviamente più basse, ma basta attrezzarsi un po'. Supermercati ed attività commerciali chiudono alle ore 19:00.


Vi racconto un po' come ho trascorso i miei giorni in questo meraviglioso ed INCONTAMINATO angolo di mondo... che non dimenticherò MAI!


Scopri tutte le tappe:



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Giorno 1 arrivo ad Oslo •My Travel Snippets•

Primo giorno di assestamento, dopo aver volato con un Pescara/Oslo Ryanair, (trovato un mese prima a 70€). La durata del volo è di circa due ore e mezza. Arrivati ad Oslo Torp, aeroporto secondario, prendiamo una navetta che ci porta nel centro città (durata circa 1h 30m), passando per boschi, laghetti e piccoli paesini con le casette a tetto spiovente: a primo impatto? Tanto verde, tanta natura, tanta aria pulita. Ma era solo un assaggio di quel che ci aspettava...Oslo è l'ultimo dei nostri interessi, perciò ce la lasciamo per ultima: stanchi, passiamo la notte all'Anker Hostel in camera condivisa e all'indomani colazione, zaino in spalla e via al vero viaggio: BERGEN!



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Giorno 2 tratta Oslo - Bergen •My Travel Snippets•

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La tratta Oslo/Bergen è di rilievo particolare: diverse classifiche internazionali giudicano la suddetta tratta l'itinerario più affascinante e spettacolare al mondo. Personalmente, sono stata per tutto il tempo con gli occhi incollati al finestrino: le emozioni che si provano sono indescrivibili. Il viaggio dura circa 7 ore, ed il biglietto è prenotabile attraverso il sito della ferrovia norvegese NSB (https://www.nsb.no/). Attraverso il sito si può usufruire di una vasta scelta di orari e prezzi, tra i quali vi è il MINIPRICE (prezzo scontato). Dato l'elevato costo del biglietto (ma variabile), vi consiglio, in caso di andata e ritorno, di prenotare una tratta di giorno per potersi godere lo spettacolo, ed una di notte (si paga meno della metà!). I treni norvegesi sono puliti ed efficientissimi. Durante le sette ore non c'è che mettersi seduti e ammirare lo spettacolo. La linea collega le due città principali della Norvegia attraversando un paesaggio meraviglioso, laghi, fiordi, prati, boschi e ghiacciai, il cui tratto più spettacolare è quello che passa sull'Hardangervidda, l'altopiano più elevato d'Europa con Finse, a 1.222 metri sul livello del mare, come punto più alto.


L'arrivo a Bergen non è stato dei migliori, ma un po' ce lo aspettavamo: è risaputo che Bergen è il paesino più piovoso della Norvegia per eccellenza, perciò ci siam dotati di KWAY, ombrello e felpe pesanti per proteggerci dal freddo. Appena arrivati non abbiamo perso tempo, e, sempre con lo zaino in spalla, ci siam avviati verso Bryggen. Difatti, il paese è diviso in due: Bryggen, il quartiere storico, e Vagen, il quartiere moderno e commerciale. Dalla stazione, dirigendoci verso Bryggen, ecco che l'odore del pescato attraversa le strade, ti entra nelle narici e non ti da tregua: eccoli li', i famosi FISKERTORGET (= mercatini del pesce). Diverse bancarelle che offrono i più svariati piatti a prezzi NON indifferenti. Tra i vari commercianti notiamo anche molti ragazzi italiani. Comunque, tra le varie proposte, le "tipicità" del posto che non ci siamo fatti mancare: il granchio reale, il salmone selvatico, e la BALENA (sa'di tonno!). Prezzo medio di un piattino con gli assaggi, 12 euro a testa, ma credetemi, ne vale la pena.


Dopo una breve sosta nei mercatini del pesce, ci dirigiamo verso BRYGGEN: è il quartiere storico di Bergen, detto anche quartiere anseatico, in quanto in passato dei mercanti tedeschi detti HANSA, fecero di Bryggen la capitale del commercio marittimo norvegese. BRYGGEN mi ha stupita ed ha effettivamente lasciato il segno, un po' per la sua storia, un po' per le sue architetture, un po' per la vista di cui si gode, a ridosso del monte Urliken, tra le nuvole. La facciata si presenta come un susseguirsi di edifici variopinti, dove ci sono negozietti, locali e ristorantini. Ma per capire meglio la storia di Bryggen bisogna addentrarsi nelle stradine che costeggiano gli edifici: in passato, tutte le porte di legno ed i locali che sono presenti lateralmente, erano delle botteghe di artigiani o piccole attività commerciali. Dopo gli svariati incendi che hanno colpito Bryggen, sono rimasti solamente 61 edifici, tutti ristrutturati secondo dei metodi che hanno lasciato le strutture "primarie" di legno, quasi intatte. Il tutto accompagnato da una sottile pioggerellina, che bagnava il legno e profumava le strade. Per l'hotel, abbiamo dormito nel P-Hotel, nel quartire di Vagen.  Per mancanza di tempo abbiamo omesso la ULRIKSBANEN ossia la funivia di Bergen che porta su al monte Ulriken dal quale si può godere di un panorama mozzafiato. Abbiamo alloggiato, per quanto riguarda l'hotel, al P-Hotel, nel quartiere di Vagen.

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Giorno 3 - Vagen e Odda

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Vagen è l'altra parte della città, più moderna e più commerciale, ove abbiamo trascorso qualche ora della mattinata seguente, per far colazione e per vedere qualche negozietto. Ma, il tempo di riprenderci dall'aria salmastra che inebriava Bergen, e dal suo incanto, che saliamo su un autobus diretto ad Odda: luogo nel quale avrei realizzato uno dei miei sogni, la scalata per TROLLTUNGA! Da Bergen ad Odda ci vogliono due ore e mezza tra boschi e valli incantate, ed inconsapevolmente e con grande sorpresa, il nostro autobus si è imbarcato su di un traghetto per attraversare l'Hardangerfjord. Una prospettiva perfetta per fare delle foto. Arrivati ad Odda ci siamo sistemati al Trolltunga Hotel, e la camera ci ha accolti con una finestra che aveva una meravigliosa vista sul fiordo.


Farsi un giro per Odda prima della gran scalata del giorno dopo, non è stata una cattiva idea: è un paesino semplice, davvero piccolo, come i paesini standard norvegesi, affacciato sul rinomato fiordo di Hardanger. Il verde che domina questo paesaggio è indescrivibile, non puoi che sdraiarti sull'erba e rilassarti. Dato che i supermercati e le attività commerciali chiudono alle 19:00, abbiamo pensato bene di fare uno spuntino "tipico" in riva al fiordo: salmone e birra Hansa (locale!). Ebbene si, la riva del fiordo è costellata di panchine e tavoli da pic-nic in legno... come puoi non approfittarne?


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Giorno 4 - Trolltunga •My Travel Snippets•

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E' ARRIVATO IL GIORNO TANTO ATTESO: T R O L L T U N G A. Uno dei miei sogni stava per avverarsi. Si tratta di 22km di scalata, fino ad arrivare in vetta, al famoso sperone di Trolltunga: detto sinceramente? Non avrei mai pensato di tornare da li' VINCENTE!!!!!!!!!!!!

...da Odda, per arrivare a Trolltunga, in estate fino al 17 Agosto vi è un bus che arriva a Tyssedal, luogo in cui si inizia il cammino. Dopo il 17 Agosto, basta organizzarsi con l'hotel che prende i vari nominativi ed organizza i taxi (se in 4 passeggeri, si spende circa 8€ a testa). Noi abbiamo condiviso il taxi con una coppia di spagnoli conosciuti il giorno prima in ostello. 

Vi consiglio di partire alle 8 di mattina, in quanto per il cammino ci vogliono circa 10 ore. 
Ritornando a Trolltunga... Siamo scesi dal taxi con l'autista che ci diceva: <<This is the start. Good luck.>>, ecco, fa comunque un certo effetto. THIS IS THE START...alzo la testa e guardo gli scalini, che sono solo 1,5km dei totali 22...Mi ricordo le parole del mio amico, che c'è stato qualche giorno prima : <<non fare gli scalini in fretta. Sono circa 1,5km di salita. Molta gente all'inizio è gasata, ma arriva a metà strada che ritorna indietro...>>.
...in realtà vi sono due modi per salire: uno è proprio quello degli scalini, che non sono altro che i binari della vecchia funicolare, e l'altro è il sentiero nel bosco. Quale scelgo? Ovviamente gli SCALINI! Zaino in spalla, acqua a sufficienza, panini, scarpe da ginnastica, due felpe e calzini di ricambio, taaaanta forza di volontà e pazienza... pronti per la vetta! La salita è faticosa, la pendenza è massima, e proprio quando ti sembra di esser arrivata sulla terra ferma, ci sono gli altri gradini nascosti... ma... NEVER GIVE UP!!!!

Terminato il km e mezzo di gradini, mai perdere di vista la T rossa tracciata sulle rocce: indica il sentiero.


Ad ogni chilometro, c'è un cartello che indica quanto stai scalando: a metà strada, il "cartello" diventa un vero e proprio miraggio, un obbiettivo da raggiungere, e lo cerchi piu' di ogni altra cosa.
Durante la faticosa salita è bello conoscer escursionisti da ogni parte del mondo che salgono addirittura con lo zaino e la tenda in spalla per passarci la notte e sfidare le basse temperature. Mi ha colpito una coppia proveniente dalla Repubblica Ceca. La ragazza, con cui ho condiviso parte della discesa mi ha detto: <<I usually practice trekking, until I was a child, but this hike is the hardest>>. Lei, una professionista. Io, una novella: ero però soddisfatta del risultato. E la vista... durante il cammino... è davvero indescrivibile..... toglie il respiro... 



Arrivata in vetta, ho buttato giù queste righe.

<< 26.08.2014 _ Non chiedetemi come ci sia potuta arrivare lassu' e soprattutto in che stato... potrei rispondervi mooolto male ...chiedetemi piuttosto quali emozioni abbia provato quando,dopo 22KM di scalata, ho realizzato di aver appena compiuto una delle cose che mi ero prefissata di fare nella mia vita prima di morire!!!!...vado a dormire distrutta, ma fiera di quelle immagini che ho ormai nel cuore, e di quello che racconterò ai miei genitori, e soprattutto, di quel che potrò un giorno raccontare ai miei figli!!!!!>>...per leggere la tappa successiva del viaggio clicca qui


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Giorno 5  - Voss •My Travel Snippets•

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...per rilassarci un po', l'indomani prendiamo un autobus diretto a Voss (tre ore da Odda). Non sentivo più le gambe, avevo dolori ovunque. Voss è un piccolo paesino a ridosso del lago, urbanisticamente non molto lontano da Odda. E' per eccellenza il paese della Norvegia dove si praticano sport estremi. Parapendio, rafting, canyoning etc...Ma noi, stanchi e doloranti, ci siamo solo voluti rilassare in riva al lago, poi abbiam dormito al Voss Hostel.

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Giorno 6 - ritorno ad Oslo •My Travel Snippets•

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Dopo esserci abbondantemente riposati e dopo aver passeggiato a lungo per Voss, ripartendo per Oslo, incontriamo un ragazzo bresciano che stava rientrando in Italia dopo aver lavorato per tutti i mesi estivi in una fattoria, più a nord di Voss. Dopo un po' di chiacchiere, arriva puntuale il nostro treno delle 00.21 diretto ad Oslo: la NSB è così ben organizzata ed efficiente che per le tratte notturne mette a disposizione di ogni passeggero un KIT con rispettivo plaid, tappi per orecchie, cuscino gonfiabile e paraocchi. il Tutto per assicurare il comfort ed il sonno del passeggero ...CHE, COME ME, ARRIVA AD OSLO ALLE 7 DI MATTINA E NON SI SVEGLIA :D




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Giorno 7- Oslo •My Travel Snippets•

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Oslo non mi ha colpita particolarmente. 
Certo, per chi visita solo Oslo, sarà, si, una bella capitale, anche se un po' piccola (620.000 abitanti, praticamente un po' più grande di Bari!), ma, sarà che mi son riempita di laghi, fiordi, boschi, montagne...... l'aria della grande città non la sopportavo proprio, anche se nel 2010 Oslo è stata nominata la città più VERDE. Comunque: molto carino è il molo, detto AKER BRYGGE, dove la sera si possono trovare dei bei ristorantini (ma molto costosi!). A sinistra dell'Aker Brygge si sale su per il castello Akersus. Sull'Aker Brygge è possibile incorrere in delle pescherie proprio a bordo barca, ove vendono il pesce fresco appena pescato. 
Altri punti d'interesse, la Galleria Nazionale ove poter ammirare il celebre Urlo di Munch oltre ad altre opere fino agli anni '60 del 1900. Vicino alla Galleria Nazionale c'è la via dello shopping, la Karl Johans Gate, che porta alla Cattedrale. Vi consiglio anche il parco Vigeland, il parco delle statue, se avete voglia di una passeggiata nel totale relax.
Stanchi ma già nostalgici, ritorniamo a casa.


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martedì 25 novembre 2014

Sapori di Sicilia: 5 specialità della tradizione culinaria siciliana II parte - Vito Mandina

La ricetta tradizionale prevede ingredienti quali riso e ragù di carne. Tuttavia negli anni sono state inventate sempre più varianti e combinazioni; per la verità, tutte squisite!
- Origini:
La nascita delle arancine (non “arancini”) è un argomento molto discusso. E' probabile che la ricetta originale sia mutata con il passare dei secoli. In principio, durante la dominazione musulmana, divenne frequente cibarsi di riso condito con carne e zafferano, successivamente venne utilizzata la panatura croccante come una sorta di involucro utile per conservare il pasto durante i viaggi.
- Curiosità:
A Palermo vengono preparate in casa per la festa di Santa Lucia, giornata in cui non è consentito, per tradizione, cibarsi di pasta e pane. Sono uno degli alimenti preferiti del noto
Commissario Montalbano, personaggio letterario nato dalla penna di Camilleri.


Caponata
Della Caponata esistono tantissime versioni. La più amata è la caponata di melanzane in salsa agrodolce, ma in realtà la ricetta può essere facilmente adattata a diverse altre verdure.
- Origini:
Il termine “caponata” pare provenga dal “capone”, un pesce che veniva anticamente condito con la salsa agrodolce. Venne poi sostituito con le melanzane dalla popolazione povera, dando origine alla tipica prelibatezza.
- Curiosità:
Solitamente viene servita come contorno o come antipasto nei ristoranti.
Esiste la variante con il pesce, ma quella con ortaggi è quella originale. E' nota anche come “caponata dei poveri” perché la melanzana, importata dagli arabi, era intesa come “mela non sana”, e persino alcuni medici sostenevano che portasse alla pazzia perché tossica, e quindi era relegata al consumo da parte della classe medio-bassa.


Cassata siciliana
Questa torta favolosa a base di ricotta, pan di spagna e frutta candita, oltre ad essere eccezionalmente buona, presenta dal punto di vista scenico diversi richiami alla Sicilia. Negli anni la presentazione del dolce è diventata sempre più articolata, diventando una vera e propria testimonianza di arte barocca.
- Origini:
La base costituita da pan di spagna e ricotta è probabilmente stata creata in epoca araba.
Le decorazioni con i canditi invece, furono introdotte proprio durante il periodo barocco.
- Curiosità:
Nasce come ricetta pasquale ma in effetti è ormai diventato il dolce siciliano più rappresentativo. Immancabile, insieme ai cannoli, in un pranzo domenicale che si rispetti.

Vito Mandina


Sapori di Sicilia: 5 specialità della tradizione culinaria siciliana - Vito Mandina

La Sicilia è senza dubbio alcuno una regione geografica e territoriale unica e riconoscibile in tutto il mondo, caratterizzata da peculiarità culturali che le consentono di distinguersi in maniera netta da tutto il resto delle regioni italiane.
Lo stesso
Goethe nel suo viaggio in Sicilia riconobbe la eccezionale particolarità di questa terra, che tra le altre cose, mette tutti d'accordo nel giudicarla una delle più ricche in termini di tradizione culinaria. 

Si, perché per i siciliani la cucina è una cosa seria, una importantissima costante attorno alla quale ruota l'intera giornata. Un siciliano adora mangiare e cucinare per sua natura. Al mattino pensa già a cosa dovrà preparare per pranzo, ed alle 13, subito dopo aver mandato giù l'ultimo boccone, pensa a cosa mangerà per cena.
I pranzi domenicali in famiglia, poi, sono una vera e propria istituzione; appuntamenti imperdibili ed attesi per tutta la settimana, durante i quali vengono preparate pietanze incredibili, spesso tramandate nei secoli di generazione in generazione. Non c'è da stupirsi quindi se questa regione è annoverata tra i posti in cui si preparano alcune delle migliori specialità italiane.
E allora... fatevi venire l'acquolina in bocca: ecco 5 specialità della tradizione siciliana!

Pasta con le sarde
Uno dei primi piatti più amati dal popolo siciliano. Mix di ingredienti semplici che insieme sprigionano un gusto unico.
- Origini:
Originariamente si trattava di un piatto estremamente povero, costituito da ingredienti facilmente reperibili: finocchietto selvatico, pinoli, mandorle e naturalmente le sarde, il pesce più pescato al largo delle coste siciliane.
- Curiosità:
In genere viene preparata in occasione della festa religiosa di San Giuseppe. Potrete gustarla in tutti i migliori ristoranti della regione.


Panelle
Amate da giovani e meno giovani, sono una delle pietanze più golose. In genere vengono mangiate all'interno di tipiche mafalde, panini ricoperti di semi di sesamo.

- Origini:
La nascita delle panelle è legata al periodo della dominazione Araba. Pare infatti che siano stati gli Arabi a sperimentare per primi una ricetta “antenata” a quella delle panelle, che prevedeva la farina di ceci come principale ingrediente.
- Curiosità:
Le panelle sono uno dei cibi da strada che hanno consentito alla città di Palermo di classificarsi nella top 10 mondiale delle “
Street food Cities”.

Vito Mandina

lunedì 18 agosto 2014

Parco Nazionale del Gran Sasso: una ricca biodiversità

Il Parco Nazionale del Gran Sasso, proprio come quello d'Abruzzo, con i suoi 150 mila ettari di superficie, va ad annoverarsi tra i più estesi d’Italia: uno spazio così vasto da offrire rifugio a una sterminata varietà di piante e specie animali abbracciando le provincie de L’Aquila, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara e Rieti. Spostandosi da nord a sud gli ambienti cambiano radicalmente a partire dalla vegetazione. Se a media altitudine si trovano cerri, roverelle, ornielli, maggiociondoli, meli selvatici, cornioli, genziane (da cui si ricava il tipico liquore) e ginepri, a nord dominano i faggeti.




Nel Parco Nazionale del Gran Sasso abitano anche numerose varietà di mammiferi e uccelli, in primis il Camoscio, reintrodotto a partire dal 1992 dopo che la caccia indiscriminata ne aveva causato la scomparsa.
Figurano anche il cervo nobile, il capriolo, il lupo appenninico, l’arvicola delle nevi, rapaci quali l’aquila reale e il falco pellegrino, insetti e altre entità affini alla fauna alpina. Per una prima visita si può percorrere la strada maestra del parco che attraversa il perimetro del massiccio del Gran Sasso alla catena della Laga. In alternativa si può optare per l’ippovia percorribile oltre che a cavallo, anche a piedi o in mountain bike. 





Durante la stagione invernale, invece, aprono i battenti i quattro impianti sciistici di Monte Piselli, Prati di Tivo, Prato Selva e Monte Cristo.
All'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso trova spazio una fitta rete di strutture impegnate nell'accoglienza turistica. Punti informativi, centri visita e musei offrono panoramiche e approfondimenti sul patrimonio ambientale e culturale del parco. Prima ancora di immergersi nelle bellezze naturalistiche che la riserva offre, un percorso virtuale consente ai visitatori di conoscere per mezzo di apparati multimediali interattivi interessanti dettagli sulla biodiversità.


Visita dalla fortezza


Il maestoso castello di Rocca Calascio è uno degli inestimabili tesori racchiusi all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso. La fortezza si trova a ben 1512 mt. di altitudine in vetta all'antico borgo di origine medievale (quest’ultimo a 1210 mt.), una posizione privilegiata che offre una vista mozzafiato sul parco e le ha fatto guadagnare il titolo di fortezza tra le più alte d’Europa. Da lì si possono ammirare la catena del Gran Sasso, l'altopiano di Campo Imperatore, la Majella e il Silente. Edificato totalmente in pietra a scopi militari, il castello in epoca contemporanea è stato il set naturale di pellicole quali Lady Hawke e Padre Pio. Merita una visita anche l’adiacente chiesa di Santa Maria della Pietà.


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mercoledì 6 agosto 2014

Campo Imperatore Montecristo: ad un passo dalle cime più alte del Gran Sasso

Gli appassionati di sci alpino lo conoscono per essere il più alto tra i comprensori del Gran Sasso e degli Appennini. La posizione di Campo Imperatore Montecristo rende perfetto l’innevamento nella stagione invernale per la gioia dei fondisti, che qui trovano ottimo “pane per i loro denti” nelle ampie valli e negli oltre 60 chilometri di piste, fun box, rails, quarter e spine. La zona deve il suo nome al fatto che Campo Imperatore un tempo era collegata a Montecristo da un impianto di risalita ormai dismesso. Con una funivia, però, si può sempre raggiungere il Calderone, noto per essere il ghiacciaio all’estremo sud dell’Europa. Da lì si scende oltre mille metri per raggiungere uno spettacolare altopiano.


Ma Campo Imperatore Montecristo non si limita ad essere un “parco divertimento” innevato. L’altopiano è stato accomunato alla valle di Phari Dzong dall’alpinista Fosco Maraini al punto di definirlo un “piccolo Tibet”.
Esso comprende il suggestivo giardino botanico dedicato a Vincenzo Rivera e dislocato lungo il pendio meridionale del Monte Aquila, tra Campo Imperatore e i Tre Valloni. Tante sono le specie vegetali che solo qui  riescono a vivere, nonostante le temperature rigide e la poca acqua.
Più a sud il territorio è quasi privo di vegetazione.
Davvero ricchissima è invece la biodiversità di specie animali. Numerose Aquile, falchi, e gracchi fanno di Campo Imperatore il loro habitat eletto, mentre in estate pascoli e greggi vi sostano in cerca di cibo e refrigerio. Merita una visita anche l’Osservatorio a 2145 mt. sopra il livello del mare, da cui si può scrutare la volta celeste in totale assenza di luci e bagliori grazie all’imponente telescopio.

Campo Imperatore Montecristo riveste un’importanza strategica sia per l’escursionismo sia per l’alpinismo. Da qui si parte per le principali escursioni al Gran Sasso. Si raggiunge il Rifugio Garibaldi attraverso Campo Pericoli, Monte Portella e Monte Aquila, oltre che Monte Brancastello e la traversata dell’altopiano fino a Prati di Tivo. Da Campo Imperatore è possibile raggiungere le cime più alte del Gran Sasso: Pizzo Cefalone, Pizzo d’Intermesoli, Corno Grande, Monte Prena e Monte Camicia.


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mercoledì 30 luglio 2014

Caramanico Terme, alle falde della Majella

Nella comunità montanara della Majella e del Morrone ha sede la località di Caramanico Terme, un comune alle falde della Majella che coniuga le cure termali alle attrattive d'interesse storico-artistico.
Per apprezzarne al meglio le bellezze, vale la pena cominciare la visita addentrandosi nei suoi territori.
Il paese si sviluppa su un'altimetria che varia dai 700 mt. fino ai 1500 mt.
Salendo s'incontrano paesaggi molto diversi tra loro: macchia mediterranea, bosco misto e faggeta facenti parte del Parco Nazionale della Majella.

Valle dell'Orfento
Il nucleo storico di Caramanico Terme è inserito nella valle dell'Orfento, prima fra tutte ad essere identificata come area protetta d'Abruzzo e percorribile grazie ai sentieri escursionistici dislocati su tutta la sua lunghezza.
Il percorso, però, sfortunatamente s'interrompe in prossimità della salita che conduce alla cascata della Sfischia, giacchè l'area è una riserva integrale completamente bonificata dalla presenza dell'uomo.
Ci si può tuttavia consolare con l'armonia di colori generata dalle tante specie floreali che si possono incontrare lungo il cammino.
Orchidee, genziane, stelle alpine e pino mugo qui sono di casa a Caramanico Terme, assieme alle specie animali protette, quali cinghiale, volpe, lepre, cervo, lupo, aquila reale, camoscio, orso bruno marsicano, lontra e trota fario. 

La visita poi può passare a concentrarsi sul benessere.

Sì perchè, proprio a Caramanico Terme, le preziose sorgenti di acqua sulfurea e oligominerale fanno di questo luogo un'ideale stazione di relax fisico e psicologico. 




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giovedì 24 luglio 2014

Abruzzo

Mare, montagna e collina. Ampie vallate e lunghe spiagge, borghi che trascinano il visitatore fino ad un passato suggestivo, fatto di fortezze, dame e cavalieri. Unite a tutto questo il gusto tipicamente italiano per il bello, l’arte, la cultura.
Buona tavola e ottimo vino, olio di pregio, divertimento e operosità. Ne risulterà il ritratto di una terra dagli infiniti volti, continuamente sospesa tra la tradizione e l’innovazione.


L’Abruzzo è tutto questo, una terra forte, generosa e dura al tempo stesso.
Popolata dai tempi più antichi e patria di artisti così come di artigiani. Ancora oggi le sue produzioni restano punte di eccellenze apprezzate ben oltre i suoi confini.
Vogliamo raccontarvi l’Abruzzo per intero, darvi un’utile guida che possa servire come spunto per andare alla scoperta di luoghi anche vicini a casa ma non del tutto noti e compresi.
Un viaggio attraverso specialità artigianali ed enogastronomiche, grandi luoghi incontaminati grazie ai quali l'Abruzzo, con oltre il 30 % di territorio protetto, si è conquistato l'appellativo di Polmone verde d'Europa, borghi e città di mare e di montagna; ce n'è per tutti i gusti. 

Un Abruzzo tutto da scoprire

…buon viaggio



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sabato 12 luglio 2014

Sapori d'Abruzzo: enogastronomia d'eccellenza




sapori d'Abruzzo sono quelli di una terra generosa in cui si coltivano ancora specialità uniche grazie al paesaggio e al clima irripetibili che in pochi km uniscono la montagna al mare. 
Le carni e i formaggi dominano le tavole delle zone interne, mentre il pesce la fa da padrone in quelle costiere.









Molti dei prodotti tipici abruzzesi sono Presidio Slow Food e sono tutelati seguendo criteri di conservazione del territorio e dei metodi di lavorazione. In ogni area troverete delle specialità che si tramandano nella cultura enogastronomica abruzzese di quello specifico territorio e che non troverete altrove. Non fatevele sfuggire!








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mercoledì 9 luglio 2014

Nevole o Neole: ricette dall'Abruzzo

Le Nevole o Neole sono un dolce tipico d'Abruzzo
Ci sono varianti di forma rettangolari, a ventaglio, a rombi, a cancello e di spessore. 
Si possono farcire con crema, marmellata, o cioccolata, o consumarle senza farcitura, casomai spolverizzate con dello di zucchero a velo. 
Neole abruzzesi


A casa mia le chiamiamo neole, mia madre le prepara a forma di cuore, mentre mia zia fa le pizzelle a forma di ventaglio e si possono mantenere anche un mese dentro un contenitore ermetico, o un sacchetto di carta. 

La piastra utilizzata viene chiamata “lu ferre”, in antichità era parte della dote della donna, ed aveva incise le iniziali della sposa. 
Ingredienti:
10 uova
750 gr di farina
1/4 di olio EVO
250 gr di zucchero
1 limone grattugiato o liquore di anice


Attrezzatura:
frusta elettrica
1 ferro per cialde


Preparazione:
Unire tutti gli ingredienti e frullarli con lo sbattitore elettrico, creare una crema liscia e vellutata ma non troppo densa ne molle. 
Scaldare il ferro per le cialde e olearlo, versare un mestolino di composto chiudere il ferro e cuocere ambo i lati a fiamma bassa. 
Aprire il ferro togliere la cialda e farla raffreddare.
Fate attenzione a non bruciare la cialda, di solito bastano pochi minuti per terminare la cottura.
Continuare fino ad esaurimento del composto. 

*La ricetta della neola all'ortonese include anche il mosto cotto e un pizzico di cannella a piacimento.




fonte: blog.giallozafferano.it




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